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Isola di Naxos

Fin dall’antichità l’isola di Nasso è stata un importante centro di riferimento culturale ed economico non solo per le Cicladi ma anche per il mondo Ellenico di allora.

Famosa per l’estrazione e l’esportazione del marmo e dello smeriglio, per le innumerevoli sorgenti d’acqua dolce, per la bellezza delle valli, delle pianure verdi e fiorite ricche d’alberi d’olivo, per gli agrumeti e i vigneti, dai quali viene ricavato l’apprezzato vino di Nasso, citato anche dal poeta Archiloco il Pario (da Paros) e paragonato al nettare degli dei.

E’ stata anche importante per l’allevamento del bestiame e di conseguenza per gli ottimi prodotti caseari e non ultimo per l’estrazione del sale marino.

Tutto questo ha sempre dato a Nasso e ai suoi abitanti una completa autonomia economica e culturale.

Secondo la mitologia greca il dio “Dioniso” nacque e crebbe a Nasso, dove sposò “Arianna” dopo l’abbandono della stessa da parte di “Teseo”.

Il matrimonio tra Arianna e Dioniso e la sua morte venivano e vengono celebrati in primavera con grandi feste popolari legate alla maturità e rinascita della natura.

Nasso fu abitata dal 4° millennio prima di Cristo ai giorni nostri ininterrottamente, Lo studio dei toponimi certifica che l’isola di Nasso, al contrario di altre isole dell’Egeo non fu mai disertata dai suoi abitanti.

Vale la pena di ricordare che i nomi dati a villaggi, località, templi e monumenti sono rimasti invariati fino ad oggi. La più alta montagna dell’isola porta il nome del padre degli dei e degli uomini e viene chiamata “Punta Giove”.

Ancor oggi alle pendici di questa montagna troviamo un’ epigrafe incisa nel marmo grezzo, recante la scritta “Giove protettore delle greggi” che sta ad indicare la possibile presenza di un tempio dedicato a Giove.

All’estremo nord-est dell’isola, in una baia chiamata “Apollonas”, fu rinvenuta un’epigrafe indicante la possibile presenza di un tempio dedicato al dio della luce “Apollo”.

A sud-est nella località di “Panormos”, fu rinvenuta un’epigrafe indicante la presenza di un antico porto che portava lo stesso nome.

Le spiaggie chiamate “Orkòs” e “Ammos di Orkòs”nell’antichità venivano usate come scivoli (Olkì) per tirare a secco le imbarcazioni.

Il villaggio di “Melan” oggi viene chiamato “Mèlanes”

Nei villaggi di “Xalchì” e di “Keramì” si trovavano laboratori per la lavorazione del ferro (Halkòs) e delle terrecotte (keramòs).

“Arsòs”, vicino al villaggio di “Apirantos” era un antico tempio boschivo, dedicato alle “Ninfe” (divinità delle foreste”. La località chiamata “Dìmos”, sempre ad Apirantos era in antichità, come il nome stesso testimonia, un importante centro abitato.”Afiklì” indica il luogo sacro dedicato al mitologico eroe “Ifikleas” fratello di “Ercole”. Per concludere il villaggio di “Skadò”, il cui nome deriva da “Iskades”, così veniva chiamato il frutto del fico così prezioso agli antichi.

I primi abitanti dell’isola furono i Traci. Il primo ad arrivare a Nasso fu “Vutis” figlio del re “Voreas”, che volendo trovare donne per i suoi compagni giunse in Tessaglia, ove cacciò le “Baccanti” e rapì “Coronida” e “Ifimedia” portandole a Nasso. Secondo la leggenda i Traci abitarono Nasso per 200 anni, gli successero i Kari, giunti dall’Asia Minore assieme al loro capo “Nasso”, dal quale l’isola assunse il nome attuale

A Nasso prese vita l’arte plastica della scultura e molto probabilmente anche l’architettura.

Nei vari dialetti dell’isola ancor oggi sopravvivono e sono normalmente usate parole risalenti al periodo Omerico.

L’epoca di Bisanzio a Nasso, non finisce con la caduta di Costantinopoli per mano della 4° crociata (1204 d.c.), né con la conquista delle Cicladi, (1207 d.c.) da parte del condottiero veneziano Marco Sanudo, il quale instaurò l’egemonia latina nell’arcipelago designando come capitale Nasso.

Gli abitanti, in questa società colonialista, mantennero le loro usanze derivanti dalle leggi dell’impero Bizantino e si evolsero abbinandone nuove istituzioni e leggi imposte dall’occidente, per costituire infine, il famoso “Diritto consuetudinario” dell’isola.

Dal 1536 al 1566 ha inizio l’occupazione turca, i turchi però non si stabilirono mai nell’isola, interessati solo all’incasso delle imposte.

La latinocrazia durò comunque fino alla rivoluzione nel 1821.

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